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Wednesday, 27 January 2010

Shoah:
Il Pianista di Roman Polanski (2002)


























Il pianista (The Pianist) è un film del 2002 diretto da Roman Polański, tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Władysław Szpilman (nel film interpretato dall'attore Adrien Brody, nelle foto). La prima del film si è tenuta a Varsavia il 5 settembre 2002.
Si tratta del racconto di quanto vissuto dal pianista ebreo Władysław Szpilman dallo scoppio della seconda guerra mondiale con l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, l'occupazione di Varsavia, la creazione del ghetto, la vita e la sopravvivenza nel ghetto e la sua fuga e sopravvivenza fuori dal ghetto, fino alla liberazione della città da parte dell'Armata Rossa.
Le note melodiose e tristemente struggenti del pianista, qui funzionali specialmente ai numerosi cambi sequenza che curiosamente non si appoggiano alla più classica dissolvenza in nero, costituiscono una sorta di ideale fil rouge - che si dipana fra dolore e memoria - dell'esperienza umana sperimentata dal protagonista. Il pianista sopravvive soprattutto grazie alla forza datagli dalla sua passione per la musica: ideale di sopravvivenza.
Questi i prestigiosi premi vinti dalla pellicola: Palma d'oro al Festival di Cannes 2002; 3 Premi Oscar 2003: Oscar al miglior regista, Oscar al miglior attore (Adrien Brody), Oscar alla migliore sceneggiatura non originale; 7 Premi César 2003: miglior film, miglior regista, migliore attore (Adrien Brody) migliore musica da film, migliore fotografia, migliore scenografia, miglior sonoro
1 David di Donatello 2003: miglior film straniero; 2 Premi BAFTA 2003: miglior film, miglior regista; European Film Awards 2002: miglior fotografia.

Shoah: Memorial Day



















Sebbene Mussolini non avesse mai espresso palesemente una ostilità nei confronti degli ebrei, per ragioni essenzialmente politiche, tra il 1936 e il 1937 decise di prendere rigorosi provvedimenti volti all’emarginazione e alla persecuzione gli ebrei, cancellando con un colpo di spugna ogni autonomia concessa fino ad allora alle comunità ebraiche. Fondamentalmente, tra i vari motivi che spinsero il duce ad una tale risoluzione, la molla principale fu il desiderio di guadagnare credito agli occhi di Hitler e tentare un avvicinamento politico alla Germania, anche a costo di sacrificare la libertà e i diritti degli ebrei italiani. "In proposito va precisato che non vi è notizia di alcuna pressione specifica in quel senso da parte del governo nazista; la campagna antisemita nel nostro paese fu decisa da Mussolini in piena autonomia e riuscì a imporsi nella sostanziale passività della maggioranza degli italiani".
Tra il razzismo italiano di Mussolini e quello tedesco di Hitler ci fu una sostanziale differenza: mentre nel primo caso tale ideologia sorse solo in un secondo momento della storia del fascismo e sotto la spinta delle ambizioni e delle strategie politiche di Mussolini; nel secondo l’ideologia razzista faceva parte integrante di quella nazista fin dalle origini.
Ma entrambi sfociarono nella persecuzione violenta degli ebrei e nella loro deportazione in massa nei campi di sterminio. Ed è sulla base delle già citate convinzioni che, purtroppo, come ben sappiamo, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal ceto e ruolo sociale, milioni di ebrei furono sterminati senza pietà. Coloro che sono sopravvissuti, non solo rimasero privi di tutti i propri beni, ma ancora oggi portano il segno delle ferite di quei terribili anni.
Quando si parla di deportazione e sterminio degli ebrei, pensiamo sempre solo ai nazisti e alle responsabilità tedesche; di fatto la complicità, la partecipazione degli italiani in quei tragici eventi fu considerevole e per troppo tempo taciuta. Ma tacere sui fenomeni di razzismo non aiuta a comprenderne le cause profonde ad evitare che tali fatti del passato possano verificarsi di nuovo e, soprattutto, il silenzio non favorisce un percorso di coscientizzazione e di riflessione critica ed autocritica che faccia da "scudo" ad atteggiamenti razzisti nei confronti di tutte quelle "minoranze" o gruppi "altri", sociali o religiosi che siano, presenti oggi nel nostro Paese.